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San Francisco, Capannori e la strategia dei “Rifiuti Zero”

di

Frisco & Zero Waste

If you’re going to San Francisco
Be sure to wear some flowers in your hair
If you’re going to San Francisco
You’re gonna meet some gentle people there

 

San Francisco, la Smart City dei rifiuti zero

A Novembre, al Crystal Palace di Londra si è tenuta la premiazione dei City Climate Leadership Awards, organizzata da Siemens e il C40 Cities Climate Leadership Group (C40). Gli Awards hanno premiato le dieci Smart City che si sono distinte in termini di sostenibilità urbana e di leadership nella lotta contro il cambiamento climatico. Tra le città premiate, San Francisco ha vinto il Waste Management (la gestione dei rifiuti), grazie alla sua strategia Zero Waste (Rifiuti Zero) che ha avuto inizio nel 2002 e ha portato al 80% di “diversione” dalla discarica. Negli anni, la città californiana ha attuato una politica di riforme nello smaltimento dei rifiuti e ha raggiunto il 75% di raccolta differenziata spinta già nel 2010. L’obiettivo di azzerare i rifiuti entro il 2020 non sembrerebbe un traguardo impossibile per la città della baia.

Cos’è la strategia Rifiuti Zero?

Zero Waste

Rifiuti Zero è una strategia ideata da Paul Connet, professore emerito in chimica alla St. Lawrence University di New York. Alla base, c’è l’idea che il trattamento dei rifiuti non è un problema tecnologico in quanto le soluzioni tecniche già esistono, ma di strategia, educazione e progettazione industriale. Il rifiuto va considerato come una risorsa e, di conseguenza, bisogna riprogettare tutta la vita ciclica delle risorse e riciclare tutti i prodotti in commercio. La diminuzione progressiva del conferimento in discarica e dell’incenerimento dei rifiuti porta all’abbattimento dei costi in quanto si recuperano i materiali invece che pagare per mantenerli in discarica.

…e in Italia? Il caso del Comune di Capannori

Comune di Capannori, Lucca

Capannori, un comune della provincia di Lucca, di 46.000 abitanti, si è meritato il titolo di primo comune derifiutizzato, aggiudicandosi, lo scorso 15 aprile, il Goldman Enrivonmental Prize, un vero e proprio Nobel per l’ambiente, consegnato alla San Francisco Opera House a Rossano Ercolini, promotore e coordinatore della rete italiana Rifiuti Zero, nonché maestro elementare. Invitato a esporre il progetto in molti paesi, tra cui la Germania e poi a Bruxelles, davanti al Parlamento europeo.
Giorgio Del Ghindaro, sindaco di Capannori, afferma: “Quando siamo partiti nel 2004, ci prendevano per pazzi. Tutti pensavano che avremmo fatto un buco di bilancio. Oggi invece abbiamo le bollette più basse della Toscana.”.
L’obiettivo è di arrivare alla produzione di zero rifiuti entro il 2020. E le premesse per raggiungere tale obiettivo ci sono tutte, a giudicare dalle “buone pratiche” quotidiane già messe in atto in questi anni, che consentono uno smaltimento dell’85% dei rifiuti. Continua il sindaco: “All’inizio, la gente protestava anche qui. Buttavano in comune i sacchetti e dicevano: e adesso smaltite voi! Ma poi hanno capito.”
Come si vive a Capannori? Bene, benissimo, come dichiara il 99% degli abitanti.Il maestro Rossano Ercolini attorniato dai suoi alunni che ripongono la carta utilizzata nel cestino del riciclo

Grazie alla raccolta differenziata e ai materiali recuperati e venduti, il comune fornisce ai suoi abitanti servizi coerenti e intelligenti. Eccone alcuni.
Via i brutti cassonetti: la raccolta differenziata si fa porta a porta.
Acqua: l’acqua buona e sicura è quella del rubinetto. Sia a casa, che a scuola, negli uffici e nei posti pubblici.
Latte: si porta la bottiglia di vetro vuota in negozio e ci si rifornisce di latte fresco proveniente da allevamenti  di zona.
Detersivi: in paese sono stati installati 15 distributori per il rifornimento di detersivi, che ognuno imbottiglia nei propri contenitori.
Pannolini per i bambini: qui si usano quelli lavabili e quindi riutilizzabili, che il comune rimborsa.
Cialde del caffè e alcuni scarti di lavorazione di una fabbrica locale che produce scarpe da ginnastica: si parla con i produttori e si studiano nuovi materiali riciclabili.
Punteggi, premi simbolici e ulteriori detassazioni per gli abitanti che portano, suddividono e pesano i rifiuti alle isole ecologiche.
Il modello Capannori è stato adottato in 125 località italiane e speriamo si diffonda ulteriormente.

I 10 passi verso Rifiuti Zero

Per raggiungere l’obiettivo dei Rifiuti Zero entro 2020, alcuni comitati della Rete Zero Waste hanno preso atto che in Italia occorre cambiare la legge nazionale sulla gestione dei rifiuti, seguendo l’indicazione europea di chiudere inceneritori e discariche.
Da giugno 2012, questi stessi comitati stanno promuovendo una campagna nazionale per una proposta di Legge di Iniziativa Popolare che si chiama proprio Rifiuti Zero.
Di seguito, riportiamo fedelmente il decalogo pubblicato sul sito della proposta di legge in cui si elencano le 10 buone pratiche da seguire per arrivare all’obiettivo dei rifiuti zero:

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  • Separazione alla fonte: organizzare la raccolta differenziata. La gestione dei rifiuti non è un problema tecnologico, ma organizzativo, dove il valore aggiunto non è quindi la tecnologia, ma il coinvolgimento della comunità chiamata a collaborare in un passaggio chiave per attuare la sostenibilità ambientale.
  • Raccolta porta a porta: organizzare una raccolta differenziata “porta a porta”, che appare l’unico sistema efficace di RD in grado di raggiungere in poco tempo e su larga scala quote percentuali superiori al 70%. Quattro contenitori per organico, carta, multi-materiale e residuo, il cui ritiro è previsto secondo un calendario settimanale prestabilito.
  • Compostaggio: realizzazione di un impianto di compostaggio da prevedere prevalentemente in aree rurali e quindi vicine ai luoghi di utilizzo da parte degli agricoltori.
  • Riciclaggio: realizzazione di piattaforme impiantistiche per il riciclaggio e il recupero dei materiali, finalizzato al reinserimento nella filiera produttiva.
  • Riduzione dei rifiuti: diffusione del compostaggio domestico, sostituzione delle stoviglie e bottiglie in plastica, utilizzo dell’acqua del rubinetto (più sana e controllata di quella in bottiglia), utilizzo di pannolini lavabili, acquisto alla spina di latte, bevande, detergenti, prodotti alimentari, sostituzione dei sacchetti di plastica con borse per la spesa riutilizzabili.
  • Riuso e riparazione: realizzazione di centri per la riparazione, il riuso e la decostruzione degli edifici, in cui beni durevoli come mobili, vestiti, infissi, sanitari, elettrodomestici, ecc. vengono riparati, riutilizzati e venduti. Questa tipologia di materiali, che costituisce circa il 3% del totale degli scarti, riveste però un grande valore economico, che può arricchire le imprese locali, con un’ottima resa occupazionale dimostrata da molte esperienze in Nord America e in Australia.
  • Tariffazione puntuale: introduzione di sistemi di tariffazione che facciano pagare le utenze sulla base della produzione effettiva di rifiuti non riciclabili da raccogliere. Questo meccanismo premia il comportamento virtuoso dei cittadini e li incoraggia ad acquisti più consapevoli.
  • Recupero dei rifiuti: realizzazione di impianti di recupero e selezione dei rifiuti, in modo da recuperare altri materiali riciclabili sfuggiti alla RD, impedire che rifiuti tossici possano essere inviati nella discarica pubblica transitoria e stabilizzare la frazione organica residua.
  • Centro di ricerca e riprogettazione: chiusura del ciclo e analisi del residuo a valle di RD, recupero, riutilizzo, riparazione, riciclaggio, finalizzata alla riprogettazione industriale degli oggetti non riciclabili, e alla fornitura di un feedback alle imprese (realizzando la Responsabilità Estesa del Produttore) e alla promozione di buone pratiche di acquisto, produzione e consumo.
  • Azzeramento rifiuti: raggiungimento entro il 2020 dell’azzeramento dei rifiuti, ricordando che la strategia Rifiuti Zero si situa oltre il riciclaggio. In questo modo Rifiuti Zero, innescato dal “trampolino” del porta a porta, diviene a sua volta “trampolino” per un vasto percorso di sostenibilità, che in modo concreto ci permette di mettere a segno scelte a difesa del pianeta.
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