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Arte nella foresta

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Veduta della "Casa di vetro" realizzata da Lina BoOpere d’arte in una casa da sogno nella foresta brasiliana.

Una mostra che è un doppio omaggio: a una delle (poche) donne architetto italiane  e a una delle sue costruzioni più suggestive.

Già in un precedente post vi avevo parlato del nuovo trend di aprire gallerie d’arte all’interno di appartamenti privati (Una galleria d’arte tra le mura di casa). In questo caso però si tratta di un’ incantevole villa dalle pareti in vetro, divenuta ‘location’ di una mostra temporanea, che raccoglie artisti di fama internazionale.

L’architetto

Lina Bo Bardi ( 1914-1992), dopo essere stata collaboratrice della rivista Domus, si trasferì in Brasile, divenendo molto attiva nel panorama modernista brasiliano.
Nel 1951, dopo aver ottenuto la cittadinanza,  realizzò il suo primo edificio come architetto: la Casa di Vetro, in quegli anni nuovo quartiere di Morumbi, a San Paolo del Brasile.

 
Tra i suoi progetti più significativi ricordiamo anche il Museo di Arte moderna di San Paolo, meglio conosciuto con l’acronimo MASP.

Casa de Vidro

Interno di Casa de vidro: il salotto

La villa, lontana dal centro città, si erge in collina ed è circondata dalla vegetazione. Dismessa come abitazione, nel 1995 venne donata dal marito di Lina Bo, Pietro Maria Bardi, per diventare la sede dell’Istituto Lina Bo e Piero M. Bardi.

Nonostante i volumi, la casa si eleva delicatamente dal terreno grazie a dei pilastri. Il perimetro è disegnato da finestre scorrevoli in vetro, in dialogo con la circostante foresta pluviale. Una scala di ferro e granito collega lo spazio interno con il giardino sottostante.
Lo stile dell’edificio, caratterizzato da armonie di luce, da rigide geometrie, dall’apparente assenza di peso, risente dell’ordine modernista di Le Corbusier – residuo della sensibilità europea di Lina Bo.

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Il progetto espositivo

The insides are on the outside è il titolo della mostra scelto dall’artista Douglas Gordon.
In due fasi diverse hanno preso parte all’esposizione, confrontandosi con i singolari spazzi dell’interno – studio e casa dell’architetto – e del selvaggio giardino, oltre trenta artisti e architetti che hanno presentato interventi site-specific, caratterizzati da un carattere intimo.
Il curatore del progetto, l’inglese Hans Ulrich Obrist, non è nuovo nell’organizzare esposizioni all’interno di spazzi domestici. Infatti alle spalle ha una serie di esperienze analoghe: nella casa di Federico García Lorca a Granada , nella Casa Luis Barragán a Città del Messico , nel Sir John Soane Museum a Londra  e all’interno della Nietzsche Haus  a Sils Maria, in Svizzera.

 

 

 

Articolo scritto da:

Martina Adami

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Critica e curatrice di arte contemporanea, vive e lavora a Roma. Al suo attivo vanta la realizzazione di mostre sia collettive sia personali; è stata assistente per una galleria d’arte, oltre ad essere collaboratrice di diversi artisti. Dal 2011 collabora con varie testate di arte contemporanea («Artribune», «Inside art», ecc.) scrivendo recensioni, interviste e articoli di approfondimento. Ha vissuto a Londra da dove è stata corrispondente estera per «Exibart», «Exibart International» e «Inside Art». Tra le esperienze più significative la collaborazione con l'Istituto Nazionale per la Grafica dove ha svolto ricerche bio-bibliografiche e seguito la digitalizzazione dell’archivio video. Adora girare in bicicletta, spostarsi da un'inaugurazione all'altra e visitare gli artisti nei loro studi. Il suo blog personale è www.martbug.it.

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