Vuoi apparire su CasaNoi con la tua azienda?

La Poltrona Proust di Alessandro Mendini

di 0 commenti

La Poltrona Proust, una seduta dal design postmoderno

Poltrona Proust di MendiniLa Poltrona Proust è una seduta di design postmoderno progettata da Alessandro Mendini con Studio Alchymia nel 1978, diventata nel tempo un oggetto cult e forse la poltrona italiana più nota nel mondo.

L’idea della poltrona Proust, tra letteratura e pittura

Ma la storia della poltrona Proust ha origine già nel 1976, quando il designer, insieme a Francesco Binfaré del centro studi Cassina, aveva pensato per l’azienda allo sviluppo di un “tessuto Proust”, legato a suggestioni contemporanee allo scrittore francese e tratto da movimenti pittorici come il puntinismo, il divisionismo e l’impressionismo. Il progetto non ebbe seguito ma l’idea era interessante e si concretizzò solo due anni dopo, quando il tessuto venne utilizzato proprio per il rivestimento della famosa poltrona.

Infatti, la poltrona Proust è una seduta in finto stile vagamento barocco, la cui struttura e il tessuto di rivestimento sono decorati a mano con colori acrilici, con un ornamento a macchie di colori che riprende alcuni dettagli dei quadri del pittore Paul Signac.

I punti policromi della texture, realizzati con la tecnica del divisionismo, la invadono tutta, sia nelle parti in stoffa che sui decori del legno, disfacendone la forma in una specie di nebulosa.

Il RE-design è creatività

Lo stesso Mendini la definisce un’opera di RE-design, frutto del collage fra una poltrona finto-antica e il particolare di un prato di Signac. Il concetto mendiniano di re-design nasce dall’idea che tutto sia già stato inventato e ciò che resta da fare è solo una rivisitazione di oggetti preesistenti, magari aggiungendo elementi decorativi o strutturali che modificano la dinamica dell’originale.

In questo caso, si tratta di un oggetto kitsch come una finta poltrona barocca, rivestito con un tessuto fatto dipingere alla maniera del pointillisme. Insomma, riferimenti letterari, citazioni pittoriche, lavoro di abili artigiani: tutto ciò non poteva che dar vita a un’indiscussa icona del design.

La produzione artigianale della poltrona Proust

Il primo esemplare fu esposto in una mostra nel Palazzo dei Diamanti di Ferrara. Nei dieci anni successivi ne furono realizzate un’altra quindicina, tutte rigorosamente a mano.

Alcune poltrone furono firmate da Franco Migliaccio, pittore e critico d’arte milanese, alcune furono variate nella forma e per altre si usarono i colori da stoffa anziché quelli acrilici. In ogni caso, però, furono controllate personalmente da Mendini che ne firmò e datò alcune sulla parte interna del fusto di legno al centro, a metà delle gambe anteriori.

Oggi diversi esemplari sono esposti nei più importanti musei di design d’Europa.

La produzione fu poi interrotta per alcuni anni, a causa dell’impossibilità di sovrintendere alla realizzazione di ogni singolo pezzo.

Fu ripresa solo nel 1989 con la creazione di alcuni modelli in materiali particolari come il bronzo e la ceramica. Da allora le poltrone sono dipinte a mano dalla nipote dell’autore, la pittrice Claudia Mendini, e controllate sempre dallo stesso.

Eventuali esemplari realizzati nel periodo intermedio sono ovviamente da considerare falsi.

La produzione industriale

Naturalmente, in commercio ne esistono diverse varianti di produzione industriale. Ad esempio, dal 1993 Cappellini ne produce una versione con struttura in legno scolpito e decorato a mano, ma rinnovata nei rivestimenti, in tessuto di cotone stampato proposti nelle varianti multicolor azzurro/grigio/giallo e nero/verde/rosso.

Poltrona Proust di A. Mendini prodotta da Magis in polietileneVi sarà capitato di vedere in giro, magari fuori a qualche bar o locale, una riproduzione in materiale plastico: è la versione progettata da Mendini per Magis. E’ pensata specificamente per gli usi in esterno, infatti tra seduta e schienale è presente una piccola fessura per lo scolo dell’acqua piovana.

Il materiale utilizzato è in questo caso polietilene stampato in rotazionale ed è proposta in versione monocromatica, in 5 diversi colori (arancio, bianco, blu, nero e rosso) oltre che in quella multicolore.

Ci sono poi alcune versioni in miniatura, come quella in ceramica da 40 cm per SuperEgo e quella in marmo di Carrara per Robot City, tutte prodotte in tiratura limitata.

Queste invece le dimensioni della poltrona standard:

– lunghezza 105 cm
– profondità  93 cm
– altezza 109 cm
– altezza della seduta  42 cm.

Articolo scritto da:

Carmen Granata

Leggi tutti gli articoli
Architetto libera professionista e giornalista pubblicista. Si occupa di progettazione e consulenza immobiliare anche online. Servizi dello Studio di Architettura Granata

Ti potrebbero interessare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *