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Reportage “Case sospese” sulle rive del Po

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Case in legno galleggiano sul fiume Po
Ettore Moni,Case Sospese (2013), courtesy l’artista

Case al mare, case in montagna, in città o, perché no?, sulla riva o proprio galleggianti sul fiume. Peculiarità di città non solo come Amsterdam, Londra, Berlino e Hong Kong. Ve ne sono molte altre, come in Germania, nel porto di Amburgo e ancora in Canada, in India e persino in Italia, dove queste affascinanti strutture sono diventate soggetto di un intrigante reportage fotografico.

La mostra: “Case sospese”

L’abitazione in legno galleggia sul fiume
Ettore Moni, Case Sospese (2013), courtesy l’artista

Il fotografo parmigiano Ettore Moni espone il suo nuovo progetto dedicato alle abitazioni galleggianti o sospese su palafitte sulle rive del fiume Po, presso la co-creative gallery Un Type di Parma. Gli scatti, circa settanta, sono stati realizzati per mezzo del banco ottico, una macchina analogica professionale attraente e antica.

Il reportage fotografico

Circondata dal verde una vecchia barca è attraccata sul terreno sulle sponde del fiume
Ettore Moni, Case Sospese (2013), courtesy l’artista

L’attenzione del fotografo si è concentrata sulle cosiddette “Case Sospese”, le abitazioni galleggianti come capanne, palafitte, vecchie barche o roulotte adagiate sulle sponde del grande fiume Po. Circondate dal verde della pianura padana, per chi le abita la vita è letteralmente sospesa, scandita dallo scorrere delle acque, determinata dall’alternarsi di piene secche.

 

Incuriosita e affascinata ho voluto scoprire di più. Ecco l’intervista all’artista:

 

Perché ami fotografare con il banco ottico? Quali sono le possibilità della tecnica e le sensazioni che provi quando fotografi?

E.M.: Amo fotografare con il banco ottico perché la stampa restituisce la visione durante lo scatto.

Circondata dal verde si erge una casa in legno su palafitte - foto 8
Ettore Moni, Case Sospese (2013), courtesy l’artista

Nelle mie foto non ci sono ritocchi di nessun genere e neanche tagli a posteriori. Dal punto di vista tecnico, fotografare con il banco ottico vuol dire lavorare con lentezza: piazzarsi, scegliere l’inquadratura prima di mettersi sotto al telo nero. I vantaggi sono nella grande qualità della stampa, nel modo poetico di approcciare alla foto da fare. Si tratta di un modo di fotografare e lavorare ancora, ostinatamente, all’interno della grande tradizione di August Sander, Bernd e Hilla Becher o Weston; tra i contemporanei: Joel Sternfeld o Gabriele Basilico.

Un modo ritenuto volontariamente anacronistico, come se si fosse membri di una specie quasi estinta…forse come queste Case Sospese sopra al grande fiume che scorre lento ma continuo!

 

Come e quando nasce l’idea di realizzare questo reportage?

E.M.: Il progetto “Case Sospese” inizia alla fine di giugno 2013 e termina a fine agosto.

Circondata dal verde una vecchia barca è attraccata sul terreno sulle sponde del fiume
Ettore Moni, Case Sospese (2013), courtesy l’artista

Nasce dall’incontro tra me e il mio amico/assistente Davide con il “Re del Po”: un signore che vive tutto il suo tempo lungo la riva destra del fiume in località Boretto di Reggio Emilia. Sono rimasto attratto perché quest’uomo è famoso per aver costruito con tronchi e rami, che il fiume trasporta, un’opera lunga circa 30 metri e alta 8 metri, che lui definisce “La Nave“. Così sono andato per fotografarla.
Parlando con lui viene fuori che dall’altra parte del ponte vive un uomo dentro a una roulotte. Incuriosito vado a conoscere questa persona. Da questi incontri nasce l’idea di fotografare le abitazioni lungo il fiume Po, case che ancora resistono ai mutamenti del fiume e delle mode.

Circondata dal verde una vecchia barca è attraccata sul terreno sulle sponde del fiume
Ettore Moni, Case Sospese (2013), courtesy l’artista

Come si è svolta l’esperienza? Quali sono le tue impressioni a posteriori?

E.M: Generalmente fotografo ciò che voglio conoscere e capire. In questo caso è stato fondamentale l’aver conosciuto posti e persone del luogo, di cui molti non sospettano neppure l’esistenza. Credo che il fiume Po andrebbe maggiormente valorizzato (senza però diventare un business!), al pari di altri grandi fiumi europei navigabili. Quello che mi resta di questo progetto, come di tutte le serie di fotografie che faccio, è l’aver visto e l’essere riuscito a fermare momenti di vita che altrimenti corrono troppo veloci e di cui non si riesce a godere.

 

Articolo scritto da:

Martina Adami

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Critica e curatrice di arte contemporanea, vive e lavora a Roma. Al suo attivo vanta la realizzazione di mostre sia collettive sia personali; è stata assistente per una galleria d’arte, oltre ad essere collaboratrice di diversi artisti. Dal 2011 collabora con varie testate di arte contemporanea («Artribune», «Inside art», ecc.) scrivendo recensioni, interviste e articoli di approfondimento. Ha vissuto a Londra da dove è stata corrispondente estera per «Exibart», «Exibart International» e «Inside Art». Tra le esperienze più significative la collaborazione con l'Istituto Nazionale per la Grafica dove ha svolto ricerche bio-bibliografiche e seguito la digitalizzazione dell’archivio video. Adora girare in bicicletta, spostarsi da un'inaugurazione all'altra e visitare gli artisti nei loro studi. Il suo blog personale è www.martbug.it.

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