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Interessi di mora sul mutuo

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Tasso di mora e rischi ulteriori per pagamenti mancati o ritardati

Nel malaugurato caso in cui si ritardi o si venga meno al pagamento della rata di mutuo, quali sono le conseguenze?

Per tutelarsi e scoraggiare il ritardo dei pagamenti, le banche appliccano il cosiddetto tasso di mora, che è maggiore del tasso ordinario. E’ bene sottolineare però che i nuovi orientamenti normativi e giurisprudenziali tutelano almeno in parte il mutuatario, raccomandando di non pretendere tassi eccessivi.

Alcuni contratti di mutuo, oltre al tasso di mora, prevedono altre penalità, come il pagamento delle spese di recupero del credito e le commissioni di insoluto aumentando, in pratica, il risarcimento richiesto.

La situazione si aggrava se i ritardi nel pagare la rata si ripetono nel tempo o se si arriva a saltare il pagamento di più rate. In questi casi la banca può dichiarare decaduti i termini di rateizzazione o arrivare alla risoluzione del contratto di mutuo per inadempimento del debitore, obbligandolo all’immediata restituzione dell’intero capitale e di tutte le spese accessorie maturate.

Purtroppo molto spesso il mutuatario, già in difficoltà, non può far fronte alla restituzione immediata della cifra richiesta; l’ufficio legale della banca si attiva allora per il recupero coattivo del credito, secondo procedure giudiziarie esecutive – le cui spese ancora una volta ricadono sul debitore – arrivando così alla vendita forzata dell’immobile oggetto di ipoteca.

Ritardi o mancati pagamenti per abitazione principale

La Legge 244 del 2007 ha introdotto importanti novità per i contratti di mutuo relativi all’acquisto di una casa adibita ad abitazione principale del mutuatario.

In questo caso il debitore può richiedere alla banca la sospensione del pagamento delle rate, ma solo per 2 volte e per un periodo complessivo di 18 mesi al massimo, a patto che non siano già scattate le procedure esecutive di cui ai paragrafi precedenti. Il tutto è subordinato a diversi requisiti.

I principali requisiti per l’accesso sono, tra gli altri:

  • un reddito Isee non superiore a 30.000 euro
  • un importo di mutuo non superiore a 250.000 euro stipulato per l’acquisto di un immobile non di lusso e adibito ad abitazione principale.

Per maggiori informazioni, vedi informativa ABI

Le conseguenze dei ritardati o mancati pagamenti

Tali inadempimenti fanno scattare segnalazioni a quegli enti pubblici e privati istituiti per controllare e prevenire i rischi e le frodi legati al credito; le segnalazioni possono pregiudicare l’ottenimento di altri finanziamenti da parte del debitore.

Per conoscere in breve chi sono e come operano questi enti, citiamo:

  • la Centrale Rischi della Banca d’Italia è la banca dati gestita da enti pubblici ed è regolamentata secondo le indicazioni dettate dalla Banca d’Italia;
  • il S.I.C. – Sistemi di Informazione Creditizia è gestito da enti privati soggetti a codici deontologici e di buona condotta (la più conoscita è la società CRIF alla quale aderiscono le principali Banche italiane e straniere che operano in Italia)

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