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Jørn Utzon e l’Opera House di Sidney

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Jørn Utzon, architetto daneseJørn Utzon è un architetto danese nato nella capitale del paese scandinavo nel 1918 e nella stessa città deceduto novant’anni dopo, a seguito di un infarto. Nel 2003, pochi anni prima della sua scomparsa, era stato insignito del premio Pritzker, ultimo di una lunga serie di onorificenze e riconoscimenti attribuitigli nel corso della sua lunga carriera.

Figlio di un apprezzato architetto navale, iniziò la sua attività proprio collaborando con il padre nella progettazione di barche.
Nel 1942, dopo essersi laureato in architettura, si trasferì in Svezia, paese neutrale durante la seconda guerra mondiale. Di lì passò poi in Finlandia, dove iniziò a lavorare nello studio di Alvar Aalto. E fu proprio il maestro finlandese, insieme a Gunnar Asplund e Frank Lloyd Wright, a influenzarlo maggiormente nella sua attività.

Dopo la fine della guerra ritornò in Danimarca, dove apre il suo primo studio, ma di lì a poco iniziò una lunga serie di viaggi che lo portarono nelle Americhe, in Asia e infine in Marocco, dove fu fortemente suggestionato dall’architettura islamica. Nel 1962 si spostò in Australia. Infatti, nel 1957 aveva vinto il concorso per la sua più celebre opera: l‘Opera House di Sidney e vi si trasferì per seguire i lavori. Da qui ripartì però dopo qualche anno a seguito delle sue clamorose dimissioni.
Dal 1985 i due figli lo affiancarono nella conduzione dello studio, che lasciò poi loro al momento del suo ritiro.

L’architettura di Utzon parte dalla lettura del sito, che diventa motore della sua composizione progettuale e si articola poi attraverso la ricerca di un equilibrio formale tra ideali moderni e tradizioni scandinave.
Altro aspetto caratterizzante del suo operato è l’attenzione alle persone che fruiscono dell’architettura e quindi al benessere e comfort che a queste può derivare da edifici progettati in maniera adeguata. L’architetto, per Utzon, deve lavorare a stretto contatto con i materiali, conoscerli bene e utilizzare ciascuno in base alle sue proprietà.

Tra le altre sue opere più importanti possiamo ricordare:
– la sede del Parlamento del Kuwait
– il Museo Naturale della città di Skagen, in Danimarca
– Melli Bank a Teheran
– Fredensborg Houses in Danimarca
– la chiesa di Bagsvaerd, in Danimarca.

L’Opera House di Sidney

Jørn Utzon e l’Opera House di SidneyL’Opera House non solo è l’architettura più celebre di Utzon, ma è anche diventata il monumento simbolo dell’Australia ed è stata inserita nel 2007 nel patrimonio mondiale dell’Unesco.
Eppure l’edificio subì numerosi rimaneggiamenti rispetto al progetto originario, tanto che, per dissidi con la committenza, Utzon andò via dall’Australia e l’edificio fu completato da Peter Hall, David Littlemore e Lionel Todd.

Tuttavia, ai figli Jan e Kim che hanno proseguito l’attività dello studio Utzon dopo il ritiro del padre, fu affidato lo sviluppo e il restauro dell’Opera House e soprattutto il compito di seguirne il completamento degli interni.
Secondo la “leggenda” il progetto di Utzon era stato inizialmente scartato e poi “ripescato” da uno dei giudici, il grande architetto finlandese Eero Saarinen, che si aggiunse agli altri giurati solo dopo qualche giorno e lo notò tra le bozze eliminate.

Il profilo dell’edificio è caratterizzato da una serie di caratteristici “gusci” bianchi la cui forma è ricavata dal taglio di spicchi irregolari di sfera. Questa forma da molti considerata un vero e proprio capolavoro dell’architettura moderna, ricorda quella delle vele di una nave. Per questo la sua presenza sulla baia non appare come qualcosa di estraneo, ma sembra quasi emergere in maniera naturale dal mare.

Eppure l’avveniristica costruzione all’epoca della sua presentazione fu aspramente criticata dalla stampa proprio per quelle tipiche vele che oggi sono un’icona dell’Australia. La copertura dell’Opera House fu di volta in volta paragonata “a un gregge di tartarughe in amore, ad un verme articolato o a saliere danesi” e anche la cultura funzionalista allora imperante non digerì facilmente l’organicismo di quelle forme.

L’edificio non ha un ingresso principale, ma può essere percepito in maniera gradevole da qualunque lato lo si guardi.
La struttura sorge su una grande piattaforma di granito lunga 185 metri e larga 120. I “gusci” furono progettati in collaborazione con il famoso studio inglese di ingegneria Arup e sono formati da grandi costole di calcestruzzo ricoperte di piastrelle bianche. Ne sono state utilizzate circa 2.400 prefabbricate e poi assemblate in cantiere.

L’intero complesso, che si trova su una penisola al centro della baia di Sidney, comprende più di mille sale per concerti e altre attività. Quella più grande, la Concert Hall, contiene 2679 posti a sedere e la sua forma è ispirata a quella di una cattedrale. Al suo interno si trova uno degli organi più grandi del mondo. Ma la vera sala dell’Opera è la seconda per grandezza: ospita 1.500 posti a sedere, tutti realizzati in legno di betulla.

Altre sale importanti sono:
due sale teatrali, rispettivamente da 544 e 398 posti
– lo Studio, usato per DJ set e feste
– la Utzon Room, usata per concerti particolari e conferenze stampa.

Articolo scritto da:

Carmen Granata

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Architetto libera professionista e giornalista pubblicista. Si occupa di progettazione e consulenza immobiliare anche online. Servizi dello Studio di Architettura Granata

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