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Architettura rinascimentale: l’esempio di Pienza

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Architetura del Rinascimento.L’elemento caratterizzante dell’architettura del rinascimento (periodo cronologicamente collocabile tra l’inizio del XV e l’ultima parte del XVI secolo) è la ripresa degli ideali del mondo antico.Superando la frattura rappresentata dal medioevo si viene così a configurare una certa continuità con il mondo classico. A partire dal Quattrocento scompaiono le maestranze e le corporazioni tipiche del Medioevo ed emerge invece l’individualismo. Molte opere di architettura sono pertanto il frutto dell’ingegno e della perizia tecnica di un singolo, che impone in tal modo la propria personalità.

 
Le forme dell’architettura rinascimentale si ispirano a quella greca e a quella romana, di cui riprendono non tanto la monumentalità, quanto l’armonia e le proporzioni, conseguenza di un uso più razionale della geometria. Esemplare è la codificazione di alcune regole della rappresentazione, come quelle della prospettiva da parte di Filippo Brunelleschi.

 
Nell’architettura rinascimentale c’è un rapporto preciso tra le parti, così come c’era stato in quella classica. Esistono pertanto delle relazioni proporzionali ben precise tra pieni e vuoti, tra colonne e apertura dell’arco, tra il diametro della colonna e la sua altezza, e così via. Rapporti definiti esistono anche tra queste proporzioni e quelle del corpo umano, perché l’architettura di questo periodo è profondamente naturalistica e antropomorfa.
 

Pienza, la città ideale del Rinascimento

 


“Pienza view” di yanivba – Flickr. Con licenzaCC BY-SA 2.0 tramite Wikimedia Commons.
Parlando della concretizzazione degli ideali del Rinascimento sotto forma di città, il pensiero non può che andare a Pienza, l’unica città ideale cha abbia trovato concreta attuazione, della cui realizzazione fu promotore Enea Silvio Piccolomini, salito al soglio pontificio col nome di Pio II.
Dal suo nome derivò infatti quello di Pienza, nata dalla trasformazione di Corsignano, il suo borgo natale.

 
Gli anni in cui assunse questa decisione sono gli stessi in cui Leon Battista Alberti completava i suoi Dieci libri sull’architettura. L’architetto e le sue teorie non gli erano ignoti, per cui si può essere certi di una sua decisiva influenza.L’ubicazione della nuova città, in posizione dominante la Val d’Orcia, e il clima salubre, rendevano il luogo prescelto il sito ideale per edificare una nuova città secondo i criteri teorizzati da Alberti. Artefice materiale del progetto fu l’architetto Bernardo Rossellino.

Elemento centrale dell’intervento urbanistico fu la piazza Pio II trapezoidale su cui prospettano la nuova chiesa voluta dal papa e il palazzo di famiglia dei Piccolomini.

Palazzo Piccolomini

Il Palazzo Piccolomini è simmetrico sui tre lati visibili dalla città, mentre sul lato rivolto verso il monte Amiata presenta un loggiato disposto su tre livelli e un giardino pensile, aprendosi in tal modo al paesaggio circostante, e rappresentando una perfetta fusione tra un palazzo di città e una villa di campagna.
L’esigenza di simmetria è tale che, su uno dei lati sono presenti due portali, anche se uno dei due è finto.
L’ingresso principale del palazzo presenta un asse ottico che abbraccia l’intero cortile, il primo piano del loggiato retrostante e il giardino, permettendo di osservare con un unico sguardo l’intero sviluppo, dalla piazza alla valle circostante.

Il duomo di Pienza, la concattedrale di Santa Maria Assunta


“Pienza Piazza Pio II” di Oschirmer – Opera propria. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons

Il duomo di Pienza è costituito da una doppia chiesa: infatti, sotto al coro si trova un battistero dedicato a S. Giovanni Battista, mentre la chiesa vera e propria è dedicata a Maria Assunta.
La sua progettazione fu piuttosto complessa. Infatti la preesistente chiesa romanica presentava un orientamento diverso (un suo fianco corrispondeva all’attuale facciata) e si apriva su una piazza più piccola.
Per il rivestimento di facciata fu utilizzato un travertino quasi bianco, simile al marmo, mentre per il resto della chiesa fu impiegata l’analoga pietra arenaria giallo miele usata per l’adiacente palazzo Piccolomini.
L’interno a tre navate ricorderebbe più una chiesa gotica del nord Europa, che un impianto rinascimentale, se non fosse per le finestre a traforo che permettono di illuminarlo fino al pomeriggio, con un effetto non riscontrabile in alcuna chiesa gotica.

 
Diversi furono gli artifici messi in atto dal Rossellino per conciliare il suo edificio rinascimentale con le richieste del papa, che voleva un edificio simile alle Hallenkirken gotiche.
Uno di questi riguardò il campanile, posto sul transetto sinistro, che nella parte più alta è rivestito nello stesso travertino della facciata, mentre in quella inferiore è in arenaria. Anzi, pare che in un preciso punto della piazza non sia percepibile questa differenza di materiali, ma si avverta un effetto di completa continuità con la facciata.

Palazzo Comunale

Sul lato opposto della piazza prospetta il palazzo pubblico, conforme al tipico palazzo toscano, con loggiato aperto al piano inferiore e torre merlata a lato.
L’edificio è in tufo e cotto, intonacato e decorato in graffito, mentre solo le colonne ioniche del loggiato sono in travertino. Questo uso di materiali diversi sta a indicare una precisa gerarchia rispetto agli altri edifici.
 

La pavimentazione

Il progetto complessivo della piazza, che si completa con il palazzo vescovile, è testimoniato anche dallo studio della pavimentazione.
Essa è divisa in campi rettangolari da una serie di assi perpendicolari e paralleli all’orientamento del duomo.
I palazzi Piccolomini e vescovile, posti ai lati, formano con questi campi degli angoli acuti, determinando così la caratteristica forma trapezoidale che dona alla piazza un effetto di maggiore profondità e grandezza.
La piazza è completata da una fontana donata dal papa, posta significativamente non al centro, ma nei pressi del palazzo Piccolomini.

Le 12 case a schiera

Al papa Piccolomini si deve anche la realizzazione di 12 case del tipo a schiera, nella periferia nordorientale della città, dove probabilmente furono trasferite le famiglie che abitavano in precedenza nell’area della piazza.
Le case, tutte uguali, a due piani, con un fronte di 4,70 m per 12,10 m di profondità, rappresentano forse il primo caso di edilizia sociale standardizzata, ma oggi non sono più facilmente riconoscibili, a seguito delle trasformazioni intercorse nel corso dei secoli.

 

Articolo scritto da:

Carmen Granata

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Architetto libera professionista e giornalista pubblicista. Si occupa di progettazione e consulenza immobiliare anche online. Servizi dello Studio di Architettura Granata

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