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Hans Hollein, architetto Premio Pritzker 1985

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La vita dell’architetto austriaco Hans Hollein

Hans Hollein ArchitettoHans Hollein, architetto austriaco nato a Vienna il 30 marzo 1934 e scomparso il 24 aprile 2014, ha ricevuto il premio Pritzker nel 1985.

Dopo essersi laureato nel corso di architettura della prestigiosa Accademia delle Belle Arti della città natale nel 1956, si trasferì negli Stati Uniti dove studiò all’Illinois Institute of Technology prima e all’Università della California poi.
Lavorò per qualche anno in alcuni studi oltreoceano e poi in Svezia, per poi tornare definitivamente a Vienna, dove fondò il proprio studio nel 1964.

Hans Hollein, capostipite dell’architettura radicale

Dal punto di vista del linguaggio dell’architettura, la sua opera si contraddistingue per la tensione verso un ripensamento del razionalismo e del movimento moderno e presenta costanti e significativi riferimenti al passato.

I suoi edifici sono caratterizzati da forme quasi virtuosistiche, tanto da assumere spesso il valore di vere e proprie icone urbane.

La sua architettura è stata frequentemente definita eclettismo contemporaneo, per la capacità di adattarsi a diversi contesti culturali, descrizione usata però forse in maniera riduttiva e ingenerosa.

Il critico Germano Celant lo considerava invece il capostipite di quella che aveva definito architettura radicale, termine coniato per indicare tutta una serie di sperimentazioni e sommovimenti culturali che avevano caratterizzato l’architettura a partire dagli anni Sessanta.
La sua frase più famosa? “Alles ist Architektur” (Tutto è architettura).

Le opere

Hollein è stato autore di numerose ristrutturazioni di interni, in particolare quella del Museo del vetro e della ceramica di Teheran, testimonianza del grado di avanzamento del dibattito architettonico nell’Iran di Reza Pahlavi.
È stato protagonista della progettazione di importanti edifici, tra i quali ricordo:

  • il Museo Municipale di Mönchengladbach (1972-82)
  • il distretto culturale di St. Pölten e l’annesso centro espositivo (1992-2002)
  • il complesso scolastico a Donau City, Vienna (1994-99)
  • la sede delle Assicurazioni Generali a Vienna (2000)
  • la sede della Interbank a Lima (1996-2001)
  • l’ambasciata austriaca a Berlino (1996-2001)
  • il Centrum Bank di Vaduz (1997-2002)
  • il museo Vulcania a St-Ours-les-Roches, Puy-de-Dôme (1994-2002)
  • Saturn tower a Donau City, Vienna (2003-04
  • gli edifici commerciali e gli uffici dell’E-Ton Solar Headquarters di Tainan, Taiwan.

Il Museo d’Arte Moderna a Francoforte sul Meno

Museo d'arte moderna a Francoforte sul Meno di Hans HolleinTra le sue opere, ho però scelto di illustrarvi il Museum für Moderne Kunst a Francoforte sul Meno (1987 – 1991), perché è stata la prima grazie alla quale l’ho conosciuto, negli anni degli studi.

Il museo rappresenta uno dei pochi esempi presenti in tutto il mondo di contenitori concepiti esclusivamente per l’arte contemporanea.

Pur essendo un punto di riferimento di livello internazionale per gli appassionati di arte internazionale per la sua vasta collezione di capolavori di ogni forma di espressione, l’edificio, conosciuto anche con la sigla MMK1, è in realtà apprezzato anche solo per la sua bellezza architettonica, ed è considerato uno dei capolavori di Hans Hollein.

Del resto, lo stesso architetto ha concepito l’edifico non come uno spazio neutro, ma come un ambiente in grado di creare una relazione dialettica con le opere esposte e con i visitatori.

Il sito su cui sorge era originariamente destinato a ospitare nuovi uffici del comune, ma poi si decise di realizzare un museo, per il quale fu bandito un concorso nel 1983, vinto appunto da Hollein.

Il lotto aveva una difficoltosa forma a cuneo, posta tra due grandi arterie della città, ma nonostante questo l’architetto è riuscito a creare un edifico che si inserisce armoniosamente nel contesto urbano, nonostante la forma triangolare abbia poi valso all’edificio il nomignolo di Tortenstuck (fetta di torta).

In ogni caso, vista la posizione incuneata tra due strade, dall’esterno è difficile cogliere la complessità dell’edifico, rivelata invece pienamente negli interni.

Il museo si articola tutto intorno a uno spazio centrale illuminato dall’alto grazie a un soffitto in vetro e visibile da ogni livello.
Intorno, si sviluppano tre livelli collegati mediante scale, rampe e corridoi, che ruotano sempre intorno a questo grande atrio centrale, da cui è possibile raggiungere ogni sala e sezione del museo.

Articolo scritto da:

Carmen Granata

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Architetto libera professionista e giornalista pubblicista. Si occupa di progettazione e consulenza immobiliare anche online. Servizi dello Studio di Architettura Granata

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