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La casa parassita in Italia e nel mondo

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Cos’è una casa parassita

Il termine parassita ha, in genere, un’accezione negativa. In architettura, invece, indica una delle ultime tendenze dell’edilizia sostenibile consistente nell’inserimento di nuovi corpi edilizi in spazi preesistenti.
Una pratica che nasce dall’esigenza di riciclare lo spazio urbano per evitare il consumo di altro suolo. Il nuovo corpo di fabbrica si distingue dall’organismo originario per forma e materiali, ma rimane ad esso strettamente legato per l’uso in comune degli elementi essenziali, come gli impianti.

La prima casa parassita in Italia: a Lissago, Varese

La prima casa parassita in Italia, a Lissago, Varese

Il primo esempio del genere in Italia è stato realizzato a Lissago, in provincia di Varese, e rappresenta l’ampliamento di una villetta unifamiliare per 4 persone.
Il committente desiderava ampliare l’abitazione per realizzare un’altra camera da letto e si è affidato alla BLM Domus, azienda specializzata nella realizzazione di case prefabbricate in legno.
 
Il progetto proposto dall’arch. Dal Cin ha previsto lo sfruttamento, a tale scopo, del soggiorno esistente mentre, per creare la nuova zona giorno, è stato aggiunto il volume “parassita” in legno, che si integra architettonicamente con la struttura in muratura preesistente.
La parte aggiunta, di circa 60 mq, si caratterizza come un open space dal design moderno e minimalista. La struttura di questo corpo è realizzata con un telaio in abete, coibentato in fibra di legno con placcatura in fibrogesso.
 
Per garantire l’isolamento termico è stato realizzato un ulteriore cappotto in fibra di legno, rivestito con pareti ventilate in larice. Stessi materiali (abete e fibra di legno) sono stati utilizzati per la coibentazione del tetto. La scelta si è rivelata la soluzione ottimale sia per l’esigenza di aggiungere una nuova struttura a quella esistente, sia proprio per le elevate performance di isolamento che permette di raggiungere.
Per il riscaldamento è stata inserita una grande stufa in maiolica proprio nel punto di intersezione tra i due corpi edilizi.

Architettura passiva nel mondo: la casa degli architetti Laohavichairat, Manosong e Karunwiwat

La Casa Parassita degli architetti Laohavichairat, Manosong e Karunwiwat

Ma altri esempi di case parassita possiamo trovarli in giro per il mondo, e in alcuni casi si tratta di strutture architettoniche anche piuttosto stravaganti.
Ad esempio la proposta degli architetti thailandesi Achawin Laohavichairat, Montakan Manosong e Peerapon Karunwiwat per risolvere il problema della grande densità abitativa di Bangkok, è quella di un edificio simile ad un alveare, costituito da piccole unità abitative attaccate all’edificio preesistente come un favo ad un albero.
 
Così come i parassiti si nutrono dell’organismo che li ospita, queste unità abitative traggono energia dall’edificio esistente, ad esempio attraverso il riutilizzo delle sue acque di scarico. Infatti, tra le proposte tecnologiche avanzate dagli architetti, c’è un sistema di depurazione di tali acque, ottenuto mediante alghe presenti nelle tubazioni che sfruttano il principio della fotosintesi clorofilliana. Le acque così depurate sono fonte di alimentazione per la coltivazione idroponica delle piante presenti sulla facciata, che producono ossigeno, raffrescano l’ambiente e mitigano l’insolazione.
La struttura di queste unità abitative è in alluminio riciclato, materiale molto leggero. Esse sono poi dotate di pannelli fotovoltaici per produrre energia dall’irraggiamento solare.

La Casa Prefabbricata Parassita di Lara Calder

La Casa Prefabbricata Parassita di Lara Calder

Altra proposta simile è quella dell’architetto australiano Lara Calder. Si tratta anche qui di una casa prefabbricata in grado di “attaccarsi” a strutture esistenti, come facciate vuote, ponti, ma anche pareti rocciose. La struttura viene montata partendo dalla piastra di ancoraggio all’edificio esistente (la parete di fondo). A questa si agganciano a mano a mano i pavimenti, gli elementi verticali e la copertura.
Il tutto è sospeso a 3-4 metri di altezza e vi si può accedere attraverso una scala retrattile, in modo da non interferire troppo con le attività in strada.
 
Insomma, si tratta spesso di prototipi fantasiosi, ma il concetto di base è sempre quello di limitare il consumo di suolo. 
In tutti gli esempi proposti si fa largo uso di tecnologie di prefabbricazione e di criteri di ecosostenibilità per ridurre i consumi energetici ed utilizzare fonti di energia rinnovabile e materiali riciclati.

 

Articolo scritto da:

Carmen Granata

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Architetto libera professionista e giornalista pubblicista. Si occupa di progettazione e consulenza immobiliare anche online. Il suo sito è "GuidaxCasa".

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