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Premio Pritzker 2016 all’architetto Alejandro Aravena

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Alejandro Aravena, l’architetto cileno

L’architetto cileno Alejandro Aravena, Premio Pritzker 2016Il Premio Pritzker 2016 è stato assegnato all’architetto cileno Alejandro Aravena.

L’onerificienza gli è stata consegnata il 4 aprile al Palazzo delle Nazione Unite di New York.

L’architetto ha celebrato l’evento con una grande festa in piazza, con i suoi collaboratori, i suoi clienti e i suoi concittadini, perchè l’architettura è per lui un’esperienza “da condividere”.

Questa la motivazione illustrata dalla giura durante l’annuncio dato a Chicago:

“L’architetto Alejandro Aravena si è impegnato con il suo lavoro a migliorare gli spazi urbani con uno sforzo abile, così da rispondere alle sfide sociali ed economiche di oggi.”

La vita e le opere dell’architetto Alejandro Aravena

Aravena, nato nel 1967, si è laureato presso la Pontificia Università Cattolica del Cile nel 1992. L’anno successivo si è trasferito a Venezia, dove ha frequentato corsi post laurea, studiando storia e teoria allo Iuav e incisione presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia. Nel 1994 ha fondato in Cile lo studio Alejandro Aravena Architetti.

Durante il periodo in cui è stato titolare di una cattedra universitaria ad Harvard, tra il 2000 e il 2005, Aravena è stato artefice insieme all’ingegnere Andrés Iacobelli dell’iniziativa di edilizia sociale denominata Elemental o Urban Do Tank.

Si tratta di un progetto nell’ambito del programma VSDsD (Vivienda Social Dinamica sin Deuda) organizzato dal Ministero per la Casa e l’Urbanistica del Cile per aiutare le fasce più povere della popolazione all’accesso alla casa.

Tale programma prevede una sovvenzione di 10.000 euro comprendenti l’acquisto del terreno, la creazione di infrastrutture e il progetto.

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Spetta poi all’assegnatario personalizzare l’alloggio. Infatti, i progetti prevedono, al posto di un grande edificio con tanti alloggi, delle piccole case flessibili da espandere in caso di esigenza della famiglia.

Dal 2001 Aravena ha creato proprio uno studio dedicato a questo progetto, in associazione con Gonzalo Arteaga, Juan Cerda e Diego Torres.

Nell’ambito dei suoi lavori spicca la progettazione di diversi edifici per l’Università Cattolica del Cile:

  • Scuola di Matematica (1998)
  • Facoltà di Medicina (2001)
  • Scuola di Architettura (2004)
  • Torri Siamesi (2005)
  • UC Innovation Center Anacleto Angelini (2014).

Tra le altre opere, ha realizzato:

  • Casa per una scultrice a Santiago del Cile (1997)
  • Scuola Montessori di Santiago del Cile (2000)
  • Università di St. Edwards a Austin, in Texas (2008)
  •  Children Workshop and Chairless per Vitra in Germania (2008)
  • stanze per scrittori della Michalsky Foundation in Svizzera (2015)
  • edificio per la multinazionale farmaceutica Novartis nel campus dell’azienda in Cina (2015).

Al suo studio è stata anche affidata la ricostruzione della città di Constitución, dopo il terremoto e lo tsunami che hanno colpito il Cile nel 2010.

Attualmente sta lavorando al nuovo Centro per le Arti Contemporanee di Mosca, per il quale è stato selezionato nel 2013, e alla Borsa di Teheran, per la quale ha vinto nello stesso anno un concorso.

Nel 2015 Alejandro Aravena è stato nominato anche direttore del settore architettura della Biennale di Venezia, per cui sarà proprio lui a curare la prossima edizione della Mostra Internazionale di Architettura della Biennale che si svolgerà nella città lagunare dal 28 maggio al 27 novembre prossimi 2016.

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Le Torri Siamesi di Santiago del Cile

Alejandro Aravena Torri Siamesi, Santiago del Cile, 2003-2006
Torri Siamesi di Alejandro Aravena, Santiago del Cile, 2003-2006

Tra le opere di Alejandro Aravena, particolarmente interessante appare, a mio avviso, il complesso detto delle Torri Siamesi, realizzato a Santiago del Cile tra il 2003 e il 2006. L’edificio accoglie il Centro Informatico dell’Università della capitale cilena e il suo progetto è stato predisposto con una particolare attenzione alla sostenibilità ambientale.

Il nome attribuito all’edificio deriva dal fatto che le due torri condividono la parte basamentale, per poi dividersi, a una certa altezza, in due parti distinte.
Il basamento è rivestito con tavole di legno grezzo dal forte spessore, mentre i due corpi superiori sono costituiti da due volumi scomposti ricoperti da vetri, che accolgono al loro interno due corpi di fabbrica distinti.

Si creano in tal modo due strati di facciata: all’esterno, una sorta di gabbia trasparente, che si distacca dalla facciata vera e propria dell’edificio, rivestito invece all’interno con pannelli di fibrocemento.

Si viene a creare così uno spazio vuoto che funge da efficace camino di aerazione e spinge verso l’alto il caldo accumulato nelle stagioni estive, mentre durante l’inverno diventa un efficace meccanismo di isolamento termico per le temperature più rigide.

Lo spazio presente tra i due involucri, infatti, sfrutta il fenomeno fisico detto effetto Venturi ed elimina pertanto il surriscaldamento che potrebbe essere provocato dal vetro mediante l’effetto serra.

Le bucature verso l’esterno sono ridotte al minimo perché, trattandosi di un centro informatico dove è previsto il lavoro con videoterminali elettronici, è preferibile sia presente una condizione di lieve penombra, per evitare fastidiosi riflessi.

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Le Torri Siamesi sono diventate nel giro di pochi anni il simbolo identificativo dell’Università cilena.

Articolo scritto da:

Carmen Granata

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Architetto libera professionista e giornalista pubblicista. Si occupa di progettazione e consulenza immobiliare anche online. Servizi dello Studio di Architettura Granata

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