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I Sassi di Matera, com’era abitare in una casa grotta

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La città di Matera, capitale europea della cultura per il 2019

Panorama - Immagini Sassi di MateraLa pubblicazione nel 1945 del libro Cristo si è fermato ad Eboli, portò alla ribalta delle coscienze italiane una realtà definita da De Gasperi e altri politici dell’epoca “vergogna d’Italia”. La descrizione dei sassi fatta da Levi si riferiva però a un periodo in cui il sistema sassi era giunto al collasso e la civiltà contadina che lo abitava pativa per la crisi della pastorizia.
 
Anni di risanamento per garantire una vita migliore agli abitanti dei sassi e l’orgoglio riscoperto per la tutela di un patrimonio storico-culturale e antropologico unico al mondo, hanno portato invece Matera a diventare un vero e proprio gioiello e a essere il primo sito dell’Italia meridionale inserito nel patrimonio dell’Unesco, nel 1993. Il sugello definitivo è poi arrivato con la nomina a città capitale europea della cultura per il 2019.
 

Cosa sono i Sassi di Matera

Si tratta di un insediamento rupestre scavato nella roccia calcarenitica, abitato sin dal paleolitico, che rappresenta un esempio emblematico di abitazione concepita in perfetta armonia con il paesaggio in cui è inserito. Per descriverlo, per la prima volta l’Unesco usò l’espressione paesaggio culturale.
Ilcentro storico di Matera si divide oggi in due grandi rioni: il sasso Barisano e il sasso Caveoso, separati dal colle della Civita.
 
Originariamente gli uomini utilizzarono le grotte naturali presenti nel territorio come riparo dagli agenti atmosferici; in un secondo tempo impararono poi a trasformarle in base alle proprie esigenze, unendovi dei corpi di fabbrica fuori terra. Non è raro trovare, perciò, abitazioni al cui interno sono ancora inglobate le rocce originarie.
Successivamente i sassi furono scavati e trasformati, tra l’VIII e il X secolo dopo Cristo, anche per accogliere insediamenti monastici, con la realizzazione di splendide chiese rupestri. Quest’usanza continuò fino al rinascimento, per cui si registrarono esempi davvero mirabili di architetture sacre.
Insomma le trasformazioni delle caverne sono continuate per oltre nove millenni, per adattarle via via ai mutati bisogni dell’uomo, passando dagli anfratti naturali alla realizzazione di strutture sempre più complesse.
 


 
L’architettura della città manifesta così l’adattamento dell’uomo a quanto gli viene offerto dalla natura. Se da un lato si utilizzano le abitazioni nelle grotte per sfruttare con abile maestria la temperatura degli ambienti scavati, dall’altro si utilizza la calcarenite scavata per costruire le abitazioni fuori terra.
Magistrale è anche il modo in cui il pendio naturale viene sfruttato per arginare i fenomeni meteorologici e controllare il defluire delle acque.

 


 
Alla fine la struttura architettonica risulta composta da due livelli: quello emergente fatto di abitazioni, cortili, chiese, strade e piazze; quello invisibile a prima vista costituito da cisterne, neviere, grotte e cunicoli per convogliare le acque, essenziali per lo svolgimento della vita.
 
Lo sfollamento dei sassi incominciò dal 1952, in seguito alla denuncia del libro di Carlo Levi che portò alla ribalta delle cronache le precarie condizioni igieniche in cui vivevano gli abitanti delle grotte (spesso una famiglia condivideva i propri spazi angusti con gli animali). L’allontanamento fu però doloroso nonostante i più confortevoli quartieri progettati da insigni urbanisti.
Tuttavia l’abbandono delle grotte permise una loro conservazione nelle condizioni originarie, impedendo trasformazioni radicali avvenute invece in altri centri storici.

La casa grotta

Con il riconoscimento dell’Unesco è poi iniziata un’opera di riutilizzo attraverso il risanamento conservativo, degli antichi sassi, che oggi rivivono grazie alle attività ricettive, commerciali e artigianali in essi ricavate.
In particolare sono state allestite alcune case-grotte, le tipologie più rappresentative della vita e della cultura contadina, utilizzate a scopo didattico per studenti e visitatori. Disposte spesso su più livelli, con annesse stalla e cantina, è possibile ammirarvi la presenza di arredi e utensili dell’epoca in cui erano abitate, per avere un’idea di come si svolgesse la vita familiare.
La luce arrivava dall’alto, come nelle abitazioni nordafricane, e la temperatura interna era costante e di circa 15 gradi, grazie alla massa termica formata dal tufo. Una casa grotta rappresentava una cellula di un organismo più complesso, il “vicinato”, dove erano presenti servizi utilizzati in comune quali il pozzo e il forno per cuocere il pane.

 


 
Articolo scritto da:

Carmen Granata

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Architetto libera professionista e giornalista pubblicista. Si occupa di progettazione e consulenza immobiliare anche online. Servizi dello Studio di Architettura Granata

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