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Toyo Ito, l’architetto premio Pritzker 2013

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Vita di Toyo Ito, architetto giapponese

Tokyo Ito, conosciuto come l’architetto giapponese è nato però a Seul nel 1941 ed è considerato uno degli architetti più influenti del mondo.

Toyo Ito architetto giapponese, premio Pritzker 2013 Laureatosi a Tokyo nel 1965, ha aperto proprio nella capitale nipponica il suo primo studio nel 1971, inizialmente battezzato URBOT (Urban Robot) e poi Toyo Ito & Associates Architects.

E’ stato insignito del premio Pritzker nel 2013.

La motivazione della giuria ha riconosciuto la capacità di aver saputo, in oltre 40 anni di attività, combinare nelle sue opere innovazione concettuale ed esecuzione perfetta, pur muovendosi in ambiti diversi dell’architettura, comprendenti edifici di vario genere, come biblioteche, case, parchi, teatri, negozi, edifici per uffici e padiglioni, riuscendo ogni volta a ottenere risultati rispondenti alle aspettative della committenza.
Il suo lavoro infatti è iniziato con piccoli edifici per committenti privati, per poi estendersi con grandi opere di carattere multifunzionale realizzate sia in Giappone che nel resto del mondo.

L’architettura di Tokyo Ito

L’architettura di Ito trae ispirazione dalla natura, in particolare dall’aria, dall’acqua e dal vento, e si distingue per la leggerezza strutturale e l’uso di tecnologie innovative; mira quindi a fondere l’approccio organico con la ricerca tecnologica.

Suo obiettivo è anche fare in modo che le costruzioni siano perfettamente contestualizzate: esse si integrano infatti con l’ambiente circostante anche grazie all’utilizzo di elementi immateriali e mobili.

Per l’architetto giapponese non conta tanto la spettacolarizzazione del progetto, quanto la qualità della vita di coloro che ne fruiscono.

Per questo motivo si è impegnato anche nella ricostruzione del dopo tsunami in Giappone e per l’occasione ha progettato il padiglione dedicato alla casa per tutti, “home for all”, poi esposto anche alla Biennale di Venezia e premiato con il Leone d’Oro.

Tokyo Ito, le opere

Queste sono solo alcune tra le sue più celebri opere:

  • Torre dei Venti di Yokohama
  • Museo municipale a Yatsushiro
  • Nagaoka Lyric Hall
  • Mediateca di Sendai
  • Padiglioni Brugge Pavilion, in Belgio
  • Serpentine Gallery di Londra
  • Mikimoto Ginza 2
  • cinema VivoCity di Singapore
  • biblioteca della Tama Art University di Tokio
  • stazione della metropolitana di Yokohama
  • World Game Stadium a Taiwan.

Quest’ultimo, denominato Dragon Stadium, è definito uno “stadio solare” perché, grazie ai suoli oltre 8mila pannelli fotovoltaici, gli occorrono appena 6 minuti di esposizione al sole perché si alimenti di tutta l’energia sufficiente per il suo funzionamento.

In Italia Toyo Ito ha realizzato una fontana monumento a Pescara, lo Huge Wine Glass (“Il bicchiere di vino”), in materiale plastico trasparente (polimetilmetacrilato) e cemento.

Tanto per cambiare, l’opera, costata circa un milione di euro, è stata protagonista nel nostro Paese di polemiche e di un contenzioso giudiziario tra il comune e la ditta esecutrice, visto che, appena 64 giorni dopo l’inaugurazione, ha manifestato un vistoso cedimento strutturale.

Toyo Ito è attivo anche come designer e in particolare ha stretto rapporti di collaborazione con aziende come Alessi, Electrolux e Horm.

La Suite Avenue di Barcellona

Suites Avenue di Toyo Ito, architetto giapponese, premio Pritzker 2013
Suites Avenue di Toyo Ito

L’edificio di cui scelgo di parlarvi è il Suites Avenue, inizialmente pensato come palazzo per uffici e poi diventato un albergo con suite di lusso, inaugurato a Barcellona nel 2009, di cui Tokyo Ito ha curato in particolare la facciata.

L’edificio si presenta oggi come un oggetto d’avanguardia lungo il Passeig de Gracia.

L’ubicazione è particolare e significativa anche perché sorge quasi di fronte alla famosissima casa Pedrera di Gaudì.

E infatti la facciata, realizzata con pannelli di lamiera di ferro da 8 mm tagliati in modo non uniforme, crea un effetto a onde che sembra mettere simbolicamente in relazione gli edifici dei due architetti.

La facciata ondulata, creata al computer, reinterpreta con un motivo digitale le linee organiche dell’architettura modernista, per cui non si pone come elemento di rottura rispetto agli edifici Art Nuveau della via monumentale di Barcellona ma, nel solco dell’opera di Ito, appare perfettamente contestualizzata.

Toyo Ito era inizialmente riluttante ad accettare questo incarico per un hotel destinato a una committenza danarosa, rappresentata principalmente da star del cinema, quindi molto lontano dai suoi tradizionali interessi professionali.

Si è convinto poi proprio per l’onore di poter offrire in questo modo un suo personale omaggio al genio catalano, della cui opera si era innamorato già in occasione del suo viaggio di nozze proprio a Barcellona e al quale si è detto ispirato.

Dal punto di vista funzionale la facciata offre una grande leggerezza strutturale e un effetto di trasparenza che garantiscono elevata luminosità e la percezione, dall’interno, di un bel panorama.

Oltre che della facciata, Toyo Ito si è occupato del nucleo centrale e dei patios interni dell’hotel.

Articolo scritto da:

Carmen Granata

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Architetto libera professionista e giornalista pubblicista. Si occupa di progettazione e consulenza immobiliare anche online. Servizi dello Studio di Architettura Granata

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