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Kenzo Tange, architetto e urbanista giapponese

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La vita dell’architetto Kenzo Tange

kenz_tangeA Kenzo Tange, architetto e urbanista giapponese nato a Osaka nel 1913 e morto a Tokyo il 22 marzo del 2005, è stato assegnato il premio Pritzker nel 1987.

In realtà, Tange trascorse la sua infanzia in Cina, nelle città di Hankow e Shangai, per poi fare ritorno nel Paese natale solo dopo la morte di uno zio.

Fu durante i suoi studi liceali a Hiroshima che venne a conoscenza delle opere del grande maestro del Movimento Moderno, Le Corbusier, e nacque in lui per la prima volta il desiderio di diventare architetto.

Tuttavia, entrò alla facoltà di architettura solo nel 1935, a 22 anni, perché in precedenza dovette studiare per migliorare le sue conoscenze in fisica e matematica.

Al termine degli studi accademici incominciò a lavorare presso lo studio di Kunio Maekawa, ma con lo scoppio della seconda guerra mondiale dovette trasferirsi a Tokyo, dove decise di continuare la sua formazione.

Fu proprio presso l’università della capitale che cominciò a manifestarsi il suo interesse per l’urbanistica, soprattutto attraverso lo studio delle piazze greche e romane.

Nel 1946 divenne professore universitario e fondò il Laboratorio Tange dove ebbe come collaboratori, tra gli altri, Arata Isozaki e Fumihiko Maki.

Grazie alle sue competenze in urbanistica, Tange fu uno dei principali protagonisti della ricostruzione post bellica in Giappone. In particolare, il progetto del Museo della pace di Hiroshima contribuì a darlgi notorietà in campo internazionale.

Opere di Kenzo Tange in Giappone e in Italia

La maggior parte delle sue opere si trova proprio in Giappone. Tra le più importanti ricordiamo, oltre al già citato Museo della Pace:

  • Santuario di Ise (1953)
  • Prefettura di Kagawa (1958)
  • Casa Tange (1953)
  • Municipio di Kurashiki (1960)
  • Arene Olimpiche di Tokyo per le Olimpiadi del 1964 (fu proprio per questo progetto che vinse il Pritzker)
  • Piano per l’Expo 1970 di Osaka
  • Palazzo del governo metropolitano di Tokio (1991)
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Tange ha lavorato molto anche nel nostro Paese, soprattutto come urbanista. In Italia ha infatti realizzato:

  • il quartiere Librino a Catania (1971)
  • le torri del quartiere fieristico di Bologna (1972)
  • il centro direzionale di Napoli (1995)
  • il progetto del Quartiere Affari di San Donato Milanese (1999), con la sede della BMW Italia e la torre Agip.

Da ricordare tra le sue opere anche il palazzo della Corte Suprema del Pakistan, del 1965.

Kenzo Tange, fondatore del movimento metabolista

Kenzo Tange è considerato il fondatore del movimento metabolista in architettura, in quanto fu proprio lui, nel corso della Conferenza Internazionale sul Design di Tokyo del 1960, a parlare della città come di un organismo vivente, usando termini come “cella” e “metabolismo”.

L’architetto è però ricordato dai critici anche come uno dei principali esponenti del brutalismo, vale a dire dei progettisti che prediligono nelle loro opere l’uso del beton brut, il cemento a vista, materiale ruvido ma estremamente espressivo.

Il Museo della Pace di Hiroshima

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Il Museo della Pace di Hiroshima nasce come memoriale per ricordare la tragedia seguita ai bombardamenti atomici operati dagli americani al termine della seconda guerra mondiale.

Il progetto originario del museo, la cui costruzione iniziò nel 1950, prevedeva che fosse collegato a diversi altri edifici circostanti, mediante passerelle sopraelevate.

Infatti, l’edifico fa parte di un intero Parco della Pace dedicato al ricordo della tragedia.

In un secondo momento Tange decise invece di staccare la struttura del museo dalle altre costruzioni, ponendola in posizione centrale, in modo da aumentarne la visibilità.

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Il materiale scelto per la realizzazione delle strutture è il cemento armato grezzo, utilizzato anche per le finiture interne. L’intento era quello di spogliare la struttura di ogni orpello stilistico, in modo da non distrarre il visitatore dal contenuto esposto, in ricordo della tragedia atomica.

Il primo livello del museo è accessibile mediante una scala, visto che il solaio poggia su piloni altri sei metri.

La facciata esterna è caratterizzata da una serie di elementi verticali che ne scandiscono il ritmo.

Il Museo è composta da due parti dedicate alla mostra permanente: l’Ala Est e l’Edifico Principale.

La prima parte illustra la vita della città di Hiroshima prima e dopo il bombardamento nucleare del 1945.

Nell’edificio principale è invece ricostruita una casa con all’interno le vittime sfigurate dalle bombe, oltre a essere conservati oggetti, cimeli e materiale vario prelevato dalle macerie della città, che testimoniano gli effetti dell’esplosione.

Ampio spazio è dedicato alla figura di Sadako Sasaki, una bambina vittima delle radiazioni.

Articolo scritto da:

Carmen Granata

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Architetto libera professionista e giornalista pubblicista. Si occupa di progettazione e consulenza immobiliare anche online. Servizi dello Studio di Architettura Granata

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